Trump e Mamdani
Ciò che li accomuna è la promessa populista di poter abbassare il costo della vita, Trump punta sulle paure identitarie, Mamdani sul risentimento verso le élite economiche. Falliranno entrambi.
Non mi sorprendono le parole di stima tra Trump verso il sindaco di New York Mamdani. Perché entrambi sono accomunati da qualcosa che è più forte della polarizzazione politica, e cioé la promessa populista di poter abbassare il costo della vita. Trump ci ha vinto la sua campagna elettorale su questa promessa, e gli americani gli hanno creduto, anche perché con Biden l’inflazione era arrivata alle stelle. Mamdani ha vinto la sua campagna elettorale utilizzando il tema della “affordability”, cioè ha vinto con la promessa di rendere New York meno cara di quello che sia.
Entrambi hanno offerto all’elettorato la stessa cosa. Ciò che li rende differenti è la individuazione dei colpevoli. Per Trump sono gli immigrati, la politica woke e l’ecologismo, forze che hanno peggiorato la vita delle persone. Per Mamdani il colpevole è l’avidità del capitalismo, che concentra il benessere nelle mani di pochi, e impoverisce gli altri. Entrambi hanno torto e ragione allo stesso tempo, solo che non colgono il punto, e il punto è il seguente. Ora come ora la politica non ha strumenti per governare la rivoluzione in atto. Ci troviamo in uno di quei rari momenti della storia dove una singolarità tecnologica modifica tutto verso un futuro difficilmente intellegibile. Un’onda anomala composta da Intelligenza artificiale, robotica e computer quantici (se un giorno saranno stabili) è capace di travolgere ogni buona intenzione presidenziale, perché non sappiamo cosa sta succedendo a livello macro, ma lo intuiamo a livello micro. Possiamo già vederlo nelle nostre piccole vite. Ogni volta che chiediamo a Chatgpt di farci una dieta, e non andiamo dal dietologo, stiamo costruendo il mondo che verrà. L’articolo ora è per i miei abbonati.


